negli States circa seimila Mustang
su trentatremila allo stato brado,
sono nel mirino dell'Ufficio Federale per il Territorio
che li vuole eliminare con l'eutanasia
perché "danneggiano l'ambiente".
se quei fessi al governo lo dicevano subito
che le guerre le fanno per tutelare il pianeta
dalla sovrappopolazione
mi risparmiavo un sacco di manifestazioni.
Torna l'allegria dei pedali, dei campanelli e dei popi-popi,
Il 30-31 maggio e 1-2 giugno torna la Ciemmona Interplanetaria
Per chi s'è rotto della puzza, del rumore, del benzene, di città a misura d'auto,
o anche solo per chi se sente le cosce mosce
appuntamento sabato in Piazza San Giovanni verso le 15,30
insieme ad altre centinaia di scellerati.
E per chi je la fa, picnic magnereccio in serata al pincio.
Il sorriso di Rino
l'ho preso
come il regalo migliore
di questi ultimi giorni
mentre il camposanto vorticava
attorno ai pensieri immobili di tutti noi.
ruotando sul nostro centro
perno esatto di chilometri
senza far brezza,
ci abbandonava le braccia
ci stancava i riflessi.
sposta le casse Rino
noi lo seguiamo
monta fino all'ultimo piano
con il secchio e i mattoni
è l'uomo di fatica
con le maniche sempre rivoltate
baffi e barba ispidi
il passo sveglio
i gesti calibrati
uno che ti viene incontro
ti da la mano,
non dice una parola
e ti sorride aperto
come ti facesse i complimenti
semplice, fiducioso,
non so come dire...
forte.
mi sento sereno. sto bene.
c'è uno alla tele con lo sturalavandino in testa che fa ciao.
è bello in fondo. perché no?
sto bene.
eh?
pensavo peggio.
no?
tanto chiasso e poi vedi?
è normale, come prima.
dai.
state annuendo anche voi.
vero?
cioè, mi viene il sorriso.
eheheh.
belli che siamo.
dai.
no?
dai passala.
passa 'sta cazzo di canna.
dai.
Intrigo Internazionale stasera in tv mentre ceno,
qualche bicchiere di Cirò del 2006 mi fa scaturire un pensiero.
Che la scena in cui Cary Grant viene attaccato dalle picchiate di un biplano
nella desolazione dei campi coltivati, sia senz'altro venuto in mente a Hitchcock
osservando il comportamento degli uccelli quando cercano di allontanare
un possibile predatore dai paraggi del nido.
Quindi 2+2+
ciro-cirooo del 2006+
pasquetta bagnata ecchissenefrega+
ma devo essere proprio un genio io+
adesso vado a controllà su wikipedia...
insomma ci avrei scommesso na recchia che Gli uccelli
fosse stato girato prima di Intrigo Internazionale.
Niente, Gli uccelli è del 63, quattro anni dopo l'Intrigo.
Fanculo alle facili intuizioni, ecco.
adesso si esce
si prende una bottiglia di vino
ciabatte in gomma
in una borsa nera
si fa un viaggio in giù
a prendere una boccata d'acqua.
qualcuno starà a guardare
senza dire nulla
e un paio di violini stonati
in sottofondo
se guardi in su
sembra di vedere
un buco di luce,
curioso
ti si alzano impercettibili
gli angoli della bocca,
sono costellazioni
e mondi fratelli
che ruotano per noia.
poi si torna,
si risale senza vino
le scale sono lisce, piallate
senza gradini
e le gambe, sole,
comandano
perché i ventricoli sono in sciopero
e le orecchie
son volate via
per sempre
niente vuole più muoversi,
aspetteremo senz'altro
dietro un paio di occhiali da sole.
I travelled far and wide
through many different times
What did you see there?...
eccoti fuori dalla custodia
tra le mie mani
uguale a sempre
adagiata, argentea
velluto freddo
pompe pistoni campana
come un ascia dissotterrata
dopo un riposo di guerra
ho versato olio come balsamo
al numero uno al due e al tre
e massaggiato
fino a ritrovare lo scorrimento
le molle impalpabili rispondere
alle stesse dita di ieri.
t'ho tenuta stretta,
ero io che ti scaldavo
o tu che mi ghiacciavi i pensieri
non so,
ho pensato a qualcosa
da dirti o da farti dire
senza venirne a capo
ho posato le labbra strette
sull'anello del 6C
e nei tubi è passata calda
la mia gola acquea.
sei sempre qui
bisturi da cuore,
a tagliare lucida
questa mal'aria da febbre
che si flette dolce
alla tua onda.
e io non ti mollo.
Era una mezza specie
di sogno a disegni
cominciato la notte
subito raddoppiato a giorno
nel (bi)sogno di essere terminato.
parlavo a vanvera
e non solo.
parlavo e parlavo,
solo parlavo.
una mosca cieca
m'entrava in bocca
a ronzare esatta tra lingua e palato.
non dai peso alle parole
diceva la mosca
in un'eco di guance laringi.
poi se ne volava via.
in un barattolo inseguita e rinchiusa
la fissavo deforme dietro il vetro
ora sono io che peso te.
il barattolo sulla bilancia,
ma anche lì dentro
si librava a mezz'aria
non mi prendi
finiva per dirmi.
non mi prendi mai.
non sono tranquillo,
mai
nel sentire qualcuno dire
mai più
e lo sento continuamente
ripetuto
quando qualcuno muore
ingiustamente,
e il mio fastidio aumenta «mai più morti come queste»,
ha detto l'arcivescovo di Torino
qualche giorno fa al funerale
dei ragazzi morti in acciaieria.
Cinque morti sul lavoro solo oggi,
precipitati, schiacciati da travi,
carrelli o tubi d'acciaio
sono la risposta a quelle parole.
Quanto rimbombava nella chiesa
la voce che ammoniva
mai più?
Niente cambia mai
senza l'impegno
la lotta
e il pensiero di ognuno.
mentre il mai più
è il tutti i santi giorni
di tutti quelli che lavorano
senza diritti
e senza dignità.
braccato da una banda della mala
col capo in persona che arriva nella mia strada
e altri sette otto scagnozzi che si sparpagliano a cercarmi
sorpreso nel ritorno a casa, ansimo, mi acquatto dietro una macchina,
a così pochi metri dal boss vendicativo
che distinguo l'aria schifata con cui si accende una sigaretta e si guarda intorno,
parla con un meccanico dall'altra parte della strada,
"ma che gli devo fare io a questo?" urla spavaldo
come a dì, non mi lascia alternativa...se l'è cercata il verme.
Il meccanico che invece mi ha visto, risponde genericamente e mi salva.
Io col cagotto, sempre accucciato dietro la macchina
col rischio che i suoi bravi mi vedano da un secondo all'altro
cerco una fuga, mi guardo intorno quasi senza speranza
mi confondo basso tra le auto e mi muovo appena
ingoio un litro di saliva, poi vedo una luce...
e mi tuffo nella rampa di una fermata della metro,
(che in 'sto posto non c'è mai stata)
e finalmente, col batticuore
sbarro gli occhi e gliela faccio a svegliarmi.
veltrò, damose na mossa co sti lavori della linea c,
che non lo so ancora quanto reggo a sti ritmi eh...
stanotte c'erano zero gradi a roma,
gli spifferi ti possono rovinare la salute
porte e finestre vanno chiuse per bene.
ma ci sta pure una porta che non si chiude
perché è il tuo tetto
e perché è la più grande della città
e ci vuole un'anta di sei metri per tapparla.
e poi c'è sempre qualcuno che scende sotto,
come i minatori ucraini che non sono più tornati,
e chi scende sotto lo zero
della porta più grande
della città eterna
forse non sa di cercare il sonno
a pochi metri dalla tomba di Marco Virgilio Eurisace,
professione fornaio.
a pochi metri dal calore vivo di un forno,
dalla fragranza del pane che
sfamava i romani di allora,
e sbuffa fuori vaporosa da tutti quei buchi
che sembrano tanti zeri pure loro,
la tomba di uno che era stato schiavo
ed era divenuto liberto,
una tomba di freddo travertino
e certo, fuori le mura della città
ma a forma di forno, per lui e la moglie Atistia,
ed un bassorilievo lassù, che è
una specie di sogno pure quello,
tutte le fasi della panificazione
come un nastro che gira ininterrotto...
sai, come quel display su cui scorreva
la notizia del giorno anzi del secolo,
a new york nel quarantacinque
la guerra è finita...
ecco.
la fame è finita,
il freddo è finito,
la schiavitù è finita,
recita ininterrottamente il monumento
a Marco Virgilio, fornaio
per quello che dal 30 avanti cristo
continua a rimanere
il sogno zero
di tutti gli zeri del mondo.
e su quel treno
ci ho visto un topo
crogiolarsi al sole
stringere gli occhietti
bearsi del calore,
sui capelli oro
di una donna
senza alcun terrore.
occhi tanto umani
che mi han turbato,
mi son sentito topo
e son fuggito.
ho barattato l'umanità
per la topitudine
e mi vergogno un pò.
rintanato,
l'aria muffa annuserò.
certo a leggere sto blog...si parla quasi sempre di cinema...
e vorrà dì che mi piace il cinema,
ma mi piace pure andare in bici, no?
allora per quelli come me,
questa settimana c'è modo di unire le due cose
perché dopo nuovayork e parigi,
vienna, londra e mezzo mondo
pure da noi morammazzati capitolini
da mercoledì 7 a venerdì 9
arriva il bicycle film festival rassegna cinematografica che celebra la bicicletta
con proiezioni al cinema nuovo olimpia
e festa al circolo degli artisti.
ovviamente sarebbe meglio
arrivarci in sella a una due ruote
pedalando e scampanellando,
ma ognuno faccia un pò come gli pare.
olè.
..."è noioso, le stesse cose, prima nella casa grande...poi nella casa piccola...è proprio noioso..." commentavano le due signore all'uscita risalendo per via nazionale.
Il film di soldini non è noioso.
lo è solo per chi si aspetta un altro pane e tulipani
o la surreale comicità di antonio albanese,
il quale mostra invece insieme alla buy tutto il proprio talento
in una parte complessa e per niente facile.
è piuttosto un viaggio all'ingiù
dentro la vita di un uomo e della sua compagna
e anche del nostro paese.
un viaggio all'interno delle proprie convinzioni,
della capacità di adattarsi alla vita che ci cambia intorno,
di resistere facendo fronte comune o di lasciarsi sopraffare,
di un paese miope che umilia le proprie migliori potenzialità
e non sa guardare più in là del proprio orticello.
e poi è un viaggio all'insù,
per riuscire di nuovo a respirare dopo l'apnea,
nello sforzo di riagguantare un equilibrio perduto
e ridare un senso ai giorni.
non è un film noioso, mi dispiace per le signore.
in due giorni alla festa del cinema sono passati prima lei, poi lui.
così. come passa il vento d'autunno.
io stasera li riguardo.
0 anni io, 30 anni lui, 30 anni lei, 40 anni fa.
io stasera ci entro nel parco.
due che mi so sempre piaciuti.
un pò mia madre e mio padre.
a piedi nudi ci vado.
voglio azzerarmici dentro.
Acchiappo da Internazionale un articolo dal messico dello scrittore Gabriel Zaid.
Il buonumore dice, ha effetti miracolosi sulla salute delle persone e sulla società intera.
Le reazioni viscerali sono legate al sistema endocrino, capito come?
Arrabbiarsi significa produrre più adrenalina che poi predispone ad essere più nervosi, e stiamo tutti nervosi qua...e che è.
Mi dice che Norman Cousins guarì da una grave malattia facendo scorpacciate di film comici e scrivendoci su pure dei libri, e ancora, mi ricorda i centri yoga dove si insegnano le tecniche per migliorare la salute mentale e fisica ridendo.
Allora che faccio, faccio un ponte tra il messico e napoli con uno spezzone di Riccardo Pazzaglia in "Così parlò Bellavista" che mi fa sempre ridere.
Pazzaglia se ne andava giusto ad ottobre dell'anno passato e mi va di mandargli un saluto.
Quindi alla fine, che è successo?
Ma proprio niente.
Rido, così.
i ragni so boni e cari (ma non li fate incavolà che se magnano la città)
ogni zampa che poggia
è un buco sull'asfalto,
otto buchi a ragno
e ogni buco spilla oro,
mille ragni fuori dai buchi
gigantomostri redivivi.
I buchi ci vanno stretti
sortiamo fuori dai nidi,
i sentieri vanno galoppati
niente tele, penelopi, tranelli
mosche e insetti sciaquabudella
la città è grande
la città è nostra
è un deserto conosciuto,
divoriamo l'uomo
divoriamo la terra
tutti fuggono a nascondersi
pazzi, pazzi, pazzi di terrore
i ragni stanno fuori
non portano guadagni,
la rete è tutto il mondo
prende ogni cosa viva
ci state tutti dentro
e non c'è via di scampo.
i ragni non tremano nel vento
i ragni non scappano più
i ragni stanno in piedi.
[vagamente ispirato dai ragni di Louise Bourgeois e da "l'Eternauta" di Héctor Oesterheld]