Il matto del paese mi ha incrociato,
col sorriso sdentato
sul ponte ferroviario
hai presente il posto
dove qualcuno mise
in cima a un palo
un vecchio televisore
con lo specchio
al posto dello schermo
che se volevi
ti ci potevi prendere
anche un pò di più
di un quarto d'ora di celebrità...
ecco
due passi più in là
a me che ero spinto
da una valigia arrotata
lo scemo del villaggio
senza fermare il passo
ha detto "buon viaggio"
e poi ha aggiunto
"possi arivà ultimo".
roba da saltare in aria
amico mio,
che la città sana ha sfiatato
in quell'istante
e non per il caldo...
roba da beati, fratello
roba da re.
Arrivo del giro d'Italia al Colosseo.
La maglia rosa cade a un chilometro dal traguardo
sui sampietrini bagnati. Poi si rialza.
La aspettiamo seduti su un muretto,
bagnati pure noi. E vince.
Gli battiamo le mani.
Ieri in migliaia per le strade di Roma
a scampanellare
e ad invitare la gente a scendere
dalle loro scatolette fumose.
Tanti sorrisi,
qualche bacio lanciato,
moltissimi sguardi.
casual
casa sua, casa mia...
mi casa es tu casa
poi casarse da accasarsi
arsi d'amour
col caso (fromage) col queso
quasi caseario
case a Rio, case ovunque,
(speculatori di merda)
ariare o meglio areare la casa
ma col caglio, come si fa da sempre
non col caldo, con la caldazza
colla calda
queste caldane improvvise
un caldo da caldaie, da aie riscaldate
e comunque un senso di
appiccicume
appiccicaticcio
poco acume e molto alticcio
a forza di bere sambuca e rum
e acuminato
nato a cuma, sempre col caldo però
forse era cuba non cuma
sibilla cubana, si balla
quiero bailar la salsa
acuminato...aq minato...
campo minato in
provincia dell'Aquila
nessuna meraviglia
c'è pieno di sminatori abbruzzesi
con l'hobby della salsa
regione di salseri
sempre seri seri
mai una risata
provateci voi
a ballare allegri su un campo minato
son sudori freddi
concentrazione dei passi
1,2,3,4...e così via
quasi dei sudoki freddi
l'unica cosa fredda
in questo asfissiante caldo caraibico
il riscaldamento globale
finalmente risolto dall'enigmistica
la mistica degli enigmi
misticanza incomprensibile
insalata globale
meltin' pot dicono i bravi
finché dura fa verdura
preferisco dire io
la verdura è verde per natura
ma dura dura
a mollo va messa
e tanta, tutta quella che c'è
in un mondo-mare minaccioso
di tsunami improvvisati
vogliamo onde piccine
un mondo di ondine
solleticanti
che ci faccia morir dal ridere
una risaia ci seppellirà
e mondine cantanti a squarciagola
che ci facciano bere e ballare
una rumba libre
senza dover contare i passi
un riso amaricante
a testa alta
ruminante d'insalata
di denti bianchi
e di rum.
ar core 'nse comanda
ar core Ramon!
Ramon Diaz segnava gol
ma "el gato" Diaz parava i rigori
i rigori dell'inverno?
no
i rigori dell'averno
dunque dell'inferno
o dell'infermo non saprei
fermo allora, non ti muovere
e soprattutto taci, ascolta:
piove (è inverno...)
su le pigne,
e su le vigne
piove
su le mele cotogne
e s'atturano le fogne
piove
governo Landru
che abbruci la Carta
e nun ce pensi più
ma più ce pensi
e meno so i consensi
coi sensi ariva la pace
e tu
donajela signore
faje sto regalo
a cavalier donato
noi nun guardamo
nè in bocca nè altrove
e piove
senti come piove
madonna come piove
senti come viene giù
giù dritta dritta
dritta arcore
ricordarsi sempre che il mondo gira
che là fuori è...incredibile
e che qui dentro lo è altrettanto
Io conosco la forza delle parole,
il loro suono a stormo.
non di quelle che i palchi applaudiscono.
Parole per cui si muovono le bare
per camminare sui propri quattro piedi di quercia.
sovente le buttano via,
senza stamparle,
senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’appressano
a leccare le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Pare un'inezia,
un petalo caduto sotto i tacchi d'una danza.
Ma l'uomo con l'anima,
con le labbra,
con lo scheletro...
dietro ai fornelli
in mezzo ai parenti
de tavole stese
e pupicorrenti
sto paese
che arretra
ner mentre che avanza
arriva dicembre
e pensa a la panza.
ce vole coraggio
a chi è senza lavoro
annà pe stracci
e nun perde er decoro,
nun c'è vergogna
a stà a disagio
nella calamità,
er bono
de tornà poracci
è che rimparamo
la solidarietà.
per tutti quelli che dal 2009 avranno in regalo un posto di lavoro in meno
è una città così
senza la bussola
sdrucciolata a destra
verso est?
a est della destra
direi orientale
estremo, va
che si barcamena
beccheggia
in laghi occasionali
nei saliscendi del dìa
barcolla
smadonna a pletore
quasi tracolla
perlomeno tracìma
tracìma ingorga
abituata male
ha clacsonato? direbbe Tognazzi
no per carità, dicevo solo la mia
spurga la tramoggia
lamiere infradiciate
mascelle irose
bimbo piange.
mega corsa in bici per arrivare in orario in ufficio
in ritardo da troppo sonno
in ritardo da portafoglio lasciato a casa
e rientro
e riesco
ed è tardi
e i tram non passano
e solo "la secca" mi può salvare
e rientro
e la inforco
e l'aria è ghiaccia
e dalle labbra sortiscono sbuffi vaporosi
e sudo sudo sudo
e je la fo.
tagliano un albero di fronte alla mia finestra.
una magnolia splendente, che pare dipinta.
le radici,le infiltrazioni, i danni.
una magnolia in un cortile non ci può stare
e puoi provare a dirglielo dei guai che ha combinato
ma non ci può stare.
man mano portano via i ciocchi a carriolate
e la bella signora che mi è cresciuta accanto
da quando ero bambino, sparisce.
c'è un vuoto ora lì, che fa spavento.
il vuoto non dovrebbe farmi questo
non proprio adesso, almeno
che sto cercando di capire
il concetto, l'idea stessa del vuoto
dalla filosofia giapponese
togliere, svuotare, aprire
la mente dai pensieri,
la casa dai mobili,
e il mondo intero dai magnifici alberi?
il mio insegnante shiatsu ha detto
che noi, gli occidentali
quando seghiamo il legno
prendiamo il seghetto dentato e giù
di forza, cerchiamo di entrare.
loro invece, i nipponici,
fanno il contrario,
non spingono mica, no
tirano indietro,
non cercano di mettere,
cercano di togliere.
ha detto curiosamente la stessa cosa che disse Munari,
Bruno Munari intendo, di cui ho appena visitato la mostra
che ne celebra i cento anni dalla nascita
il concetto stesso di seghetto lo spiega.
Il nostro, si prende e si spinge contro il pezzo da segare.
Siccome a spingerla, la lama si può flettere, col pericolo
di ferire, abbiamo dovuto ingrossare la lama, e con essa
i denti della sega, così il legno non viene tagliato bene
viene più che altro "sbranato" e allora dopo occorrerà
passarci pure la carta vetrata.
Il ryoba, il loro, come fanno i judoka con gli avversari
si trascina.
la lama non si piega
e non occorre farla tanto spessa.
la lama sottile fa un solco sottile
e quando torna indietro
scivola nel solco già fatto.
Ha due file di denti il ryoba
per tagliare secondo vena o contro vena.
E' un oggetto altamente estetico conclude Munari.
Il nostro, invece, è rozzo.
non si sentono nemmeno più le carriole andare su e giù.